Bibliografia

IL RITORNO DELLE LUCIOLE - La Biennale di Gian Maria Tosatti

Michele Dolz
Mercoledì, 2 Novembre, 2022

IL RITORNO DELLE LUCCIOLE

 

Michele Dolz    

 

 

 

Ho conosciuto Gian Maria Tosatti nel 2016, quando teneva una mostra a Roma presso ZooZone Art Forum. Tutto lì era singolare: il piccolo spazio, le opere esposte (testi dattiloscritti incorniciati) e il personaggio stesso, che mentre parlavamo bevve un intero cartone di succo di frutta. Ma ci siamo intesi subito e quel pomeriggio siamo diventati amici. Da allora è andato avanti uno scambio di pareri in crescente concordanza, malgrado fisicamente distanti. L’ultimo è di alcuni giorni fa:

ECCE HOMO IN NEW YORK

Michele Dolz
Domenica, 20 Settembre, 2020

Me llamo Llorenç Benedito. Nací en Castellón en 1860 y ahora me estoy muriendo en mi propia cama el 14 de junio de 1938. Las campanas de mi entierro son las bombas de los nacionales que se acercan.

Me dijeron que al morir se ve la vida entera. Me dijeron la verdad. No me espanta la muerte ni el encuentro con Dios. Pero aguaita sin tregua la pregunta sobre lo que dejo aquí abajo cuando las bombas callen y termine esta sucia guerra unos contra otros en nuestra propia tierra. Al mundo he dado dos hijas e inmensos arrozales.

 

MANKIND WITH NO NAME

Eneas Capalbo - Chiara Canali
Domenica, 20 Settembre, 2020

Photography was born in 1839 from the experiments of Daguerre and Talbot. And since 1850 it was already in common use. It was the first time that ordinary people could take a portrait. It was no longer necessary to be rich, a noble or a cleric and to pose before the painter. Photography spread everywhere, in all the cities there were photographers who with their contraption could make you a portrait so true that no painter could have gone that far.

DE LA TIERRA

Joan Feliu
Giovedì, 14 Dicembre, 2017

Ciclo Metáforas sinestésicas, de Marte Modern Art Experiences.

Espai Cultural Obert Les Aules. Diputación de Castellón.

 

Este hombre no es de ayer ni es de mañana,

sino de nunca; de la cepa hispana

no es el fruto maduro ni podrido,

es una fruta vana

de aquella España que pasó y no ha sido,

HOW DEEP IS THE OCEAN

Lorenzo Canova
Giovedì, 27 Ottobre, 2016

 

Opere dense e simboliche, un colore stratificato e metaforico, una stesura dove la materia cromatica vibra di fermenti vitali: nel suo recentissimo ciclo, Michele Dolz lavora attraverso codici allusivi in una pittura che suggerisce una riflessione complessa e articolata sull’animo umano e sui suoi arcani.

Intervista su THEMA, rivista del Pontificio Consiglio per la Cultura

Michela Beatrice Ferri
Mercoledì, 6 Aprile, 2016
Come ha avviato la sua pittura e quali sono i caratteri della sua poiesis ? Non ricordo un «avvio» della mia pittura: è cresciuta con me. Anni fa mi sono accorto che la tavolozza si andava oscurando e le forme semplificando. Ho capito che, qualunque fosse il soggetto, era sempre metafora dell’animo umano. In una mostra dal titolo Notte oscura (allusione neanche tanto velata a san Giovanni della Croce) tutto questo venne fuori finalmente.

Creatures

Andrea Beolchi, Studi Cattolici
Domenica, 1 Novembre, 2015

«Pittura nuda»: ne ragionavo anni fa, era il 1998, quando mi trovai perla prima volta da­vanti alle tele di Michele Dolz e dovetti fare i conti con l’arroganza di un colore che osava fino al quasi nulla del bianco, su cui la superficie cromatica lentamente tesseva una carne non ancora compiutamente espulsa dal tempo gestativo, legata ancora al grembo del tempo che la nutre eppure più pura e più forte di quel sangue.

Michele Dolz, segni e simboli dei ricordi

Sebastiano Grasso, Corriere della sera
Mercoledì, 28 Ottobre, 2015

«Sono cresciuto con la matita in mano, disegnavo e copiavo tutto. Non ho frequentato l’Accademia. Due lauree e un dottorato in Storia dell'arte potevano bastare». Michele Dolz è un sacerdote spagnolo di 61 anni che, a 22 è venuto in Italia e ha deciso di restarci. Dal 1976, infatti, si divide tra Milano e Roma. Vive nel capoluogo lombardo e insegna nella Capitale: alla Pontificia Università. La sua tavolozza richiama da una parte l'Informale degli anni Sessanta e dall’altra una figurazione che punta su reperti museali.

Creatures

Del visibile - Luigi Codemo
Lunedì, 12 Ottobre, 2015

Quando una bestia inarca il dorso per emettere un suono rozzo e primitivo, il richiamo arriva anche alla nostra specie. Vibra una cosa imperfetta e abnorme insediata nel cuore stesso dell’essere. Un’eredità primigenia. Il richiamo di quella vita immersa nell’indistinto, dove vige l’esistenza fluida e collettiva del branco, della mandria, dello stormo, del banco. Dove nulla è posposto, tutto è immediato. Forza bruta. Vita che mangia vita.

Il lirismo della sintesi

Giorgio Seveso, catalogo
Lunedì, 12 Ottobre, 2015

Dolz attualmente sembra lavorare «in togliere». È uno di quei pittori, cioè, il cui temperamento porta a concentrare, asciugare, rastremare, sintetizzare… Nel suo lavoro di oggi ciò che non è essenziale diviene superfluo, e non viene neppure evocato sulla tela, o allora appare come accennato appena, come labile possibilità d’aggiunta: fantasma trascurabile di un contorno lasciato sul bagnasciuga della pittura, aggallamento quasi defilato di un lacerto dell’oggettività circostante.

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