Bibliografia

HOW DEEP IS THE OCEAN

Lorenzo Canova
Giovedì, 27 Ottobre, 2016

 

Opere dense e simboliche, un colore stratificato e metaforico, una stesura dove la materia cromatica vibra di fermenti vitali: nel suo recentissimo ciclo, Michele Dolz lavora attraverso codici allusivi in una pittura che suggerisce una riflessione complessa e articolata sull’animo umano e sui suoi arcani.

Intervista su THEMA, rivista del Pontificio Consiglio per la Cultura

Michela Beatrice Ferri
Mercoledì, 6 Aprile, 2016
Come ha avviato la sua pittura e quali sono i caratteri della sua poiesis ? Non ricordo un «avvio» della mia pittura: è cresciuta con me. Anni fa mi sono accorto che la tavolozza si andava oscurando e le forme semplificando. Ho capito che, qualunque fosse il soggetto, era sempre metafora dell’animo umano. In una mostra dal titolo Notte oscura (allusione neanche tanto velata a san Giovanni della Croce) tutto questo venne fuori finalmente.

Creatures

Andrea Beolchi, Studi Cattolici
Domenica, 1 Novembre, 2015

«Pittura nuda»: ne ragionavo anni fa, era il 1998, quando mi trovai perla prima volta da­vanti alle tele di Michele Dolz e dovetti fare i conti con l’arroganza di un colore che osava fino al quasi nulla del bianco, su cui la superficie cromatica lentamente tesseva una carne non ancora compiutamente espulsa dal tempo gestativo, legata ancora al grembo del tempo che la nutre eppure più pura e più forte di quel sangue.

Michele Dolz, segni e simboli dei ricordi

Sebastiano Grasso, Corriere della sera
Mercoledì, 28 Ottobre, 2015

«Sono cresciuto con la matita in mano, disegnavo e copiavo tutto. Non ho frequentato l’Accademia. Due lauree e un dottorato in Storia dell'arte potevano bastare». Michele Dolz è un sacerdote spagnolo di 61 anni che, a 22 è venuto in Italia e ha deciso di restarci. Dal 1976, infatti, si divide tra Milano e Roma. Vive nel capoluogo lombardo e insegna nella Capitale: alla Pontificia Università. La sua tavolozza richiama da una parte l'Informale degli anni Sessanta e dall’altra una figurazione che punta su reperti museali.

Creatures

Del visibile - Luigi Codemo
Lunedì, 12 Ottobre, 2015

Quando una bestia inarca il dorso per emettere un suono rozzo e primitivo, il richiamo arriva anche alla nostra specie. Vibra una cosa imperfetta e abnorme insediata nel cuore stesso dell’essere. Un’eredità primigenia. Il richiamo di quella vita immersa nell’indistinto, dove vige l’esistenza fluida e collettiva del branco, della mandria, dello stormo, del banco. Dove nulla è posposto, tutto è immediato. Forza bruta. Vita che mangia vita.

Il lirismo della sintesi

Giorgio Seveso, catalogo
Lunedì, 12 Ottobre, 2015

Dolz attualmente sembra lavorare «in togliere». È uno di quei pittori, cioè, il cui temperamento porta a concentrare, asciugare, rastremare, sintetizzare… Nel suo lavoro di oggi ciò che non è essenziale diviene superfluo, e non viene neppure evocato sulla tela, o allora appare come accennato appena, come labile possibilità d’aggiunta: fantasma trascurabile di un contorno lasciato sul bagnasciuga della pittura, aggallamento quasi defilato di un lacerto dell’oggettività circostante.

La luce dei fossili

Elena Pontiggia, catagolo
Lunedì, 5 Maggio, 2014

Fossile è un termine della paleontologia. Viene dal latino “fodere” (scavare) e indica i resti di vita passata (foglie, pollini, conchiglie, ossa, uova e altro ancora) che si trovano incastonati, fossilizzati appunto, nelle rocce sedimentarie.

     Non c’è cosa più vicina alla morte. Tanto che anche nel linguaggio comune il complimento “sei un fossile” si rivolge a chi non riesce ad essere del proprio tempo.

Luce scavante

Davide Coltro
Giovedì, 1 Maggio, 2014

La luce è parte principale nel definirsi della Creazione, rende possibile il nostro senso della vista e così, da questa porta principale, si forma in noi una coscienza della realtà, un’immagine del mondo. A un certo punto della storia compare la fotografia, l’invenzione-rivelazione che si serve dello spettro luminoso e innalza la luce stessa a elemento generativo e materia costitutiva dell’arte.

In mostra la «Notte oscura» di Michele Dolz

Alessandro Beltrami, Avvenire
Venerdì, 18 Maggio, 2012

Paesaggi come proiezioni di una dimensione interiore, vette rocciose avvolte, per usare le parole di Dionigi Aeropagita, in una «caligine luminosissima». Sono le tele proposte da Michele Dolz nella personale «Notte Oscura» che inaugura oggi alle 18 a Milano nel nuovo spazio AlterMaria (via Priorato, 6) nella zona di Lambrate, quartiere che da industriale si è ormai trasformato in uno dei centri di produzione artistica e culturale più importanti della metropoli lombarda.

Una luce nell’oscurità della notte

Chiara Canali, catalogo
Venerdì, 18 Maggio, 2012

Nella serie di opere intitolata «Notte Oscura» la ricerca di Michele Dolz si confronta con il tema naturale della Montagna, soggetto già ripreso e indagato da molti autori dal '700 ai nostri giorni, come testimonia la mostra "Montagna arte scienza e mito" realizzata al Mart di Rovereto nel 2003.

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