Articoli e idee

KIENHOLZ: BRUTTEZZA COME BELLEZZA

The Bear Chair, 1991

La bambina bambola scoperta è incastrata nella sedia e legata in modo spaventoso e impossibile. Il pesante orso si riposa sulla sedia stessa, con i rozzi stivaloni alle gambe tozze e si specchia ebete sulo sgraziato mobiletto da toilette. Alcuni uccellini bianchi immacolati svolazzano attorno. Uno è stato schiacciato dallo scarpone della bestia, che ha scritto sul tavolino: se parli, riduco tua mamma tanto tanto male.

Lorenzo Belenguer - So much in so little

Quando li vidi per la prima volta fui costretto a fermarmi. Quei lavori avevano la semplicità solenne di un aforisma. Una di quelle poesie in pochi, semplici versi, il versetto di un salmo.

Pietro Geranzani: Creatività e Creazione

Occorre anzitutto distinguere la pulsione creativa dell'artista dalla natura creatrice, che è necessità biologica, atta alla permanenza della specie. L'attività creativa dell’artista combina l'impulso a manifestare la propria presenza nel mondo con l'opera, che si rende monumento, così da tramandare tutto ciò che è strettamente connesso con la mortalità dell’essere-nel-mondo.  

   L’opera d’arte gli sopravvive per antonomasia. “Io l’ho creata” è il termine ambiguo che delinea la faticata messinscena del tentativo di eguagliare la pulsione creativa alla natura creatrice.

Caroline Johnson - Sacro contemporaneo

Probabilmente è l’Italia il paese in cui si poteva scrivere questo libro. I paesi di tradizione cattolica, e tra questi in primo luogo l’Italia. La mia cara Londra, per esempio, è ancora capitale mondiale dell’arte contemporanea, ma il tema del sacro non è sentito. Un po’ per la tradizione anglicana poco interessata all’immagine religiosa, un po’ per la secolarizzazione avanzata, un po’ per la multiculturalità. In Italia, di meno in Spagna e Francia, il problema c’è. Si continuano a costruire chiese e a fare opere d’arte per esse.

HOPPER, T'AMO NON T'AMO

58 opere di Edward Hopper a Palazzo Fava, a Bologna. Un'occasione per riflettere sull'artista americano.

PIETRO GERANZANI: Carne e cenere, pittura e vanità

Quando un corpo arriva al Manikarika Ghat viene per prima cosa lavato nel Gange, viene poi disteso sulla pira con la testa a nord e i piedi a sud, viene cosparso di polvere di legno di sandalo e poi gli occhi di ghi, il burro chiarificato, e poi asperso di qualche goccia di acqua del sacro fiume. Dopo poco il sudario viene spogliato dei veli porpora e oro e tutti questi strati sono gettati a terra, in mezzo ai cani e ai resti delle cremazioni precedenti. Piano i veli accartocciati si accumulano verso la riva, dove galleggiano fra pezzi di legno, paglia, altra stoffa, sottile lamina dorata che riluce dappertutto. Il sudario è bianco, con la testa morta libera, giallastra. È pronto per le fiamme...

MA L’ARTE PUÒ ESSERE EFFIMERA?

Da gennaio a marzo la vita culturale di Bologna – e di conseguenza quella nazionale – è stata animata dalla discussione sullo statuto delle opere di street art. Si possono rimuovere? Conservare? Musealizzare? Di chi sono i diritti? La questione è complessa e non intendo minimamente entrarci. Qui vorrei solo riaffermare un’idea che è stata ovvia per secoli e in fondo continua a esserlo: è possibile un’arte effimera che rimanga vera arte. Occorre ricordare alcuni esempi del passato.

Riaperta l'antichissima chiesa di Santa Maria Antiqua ai Fori Romani

Domiziano riedificò una parte del Palatino, quella che lo raccordava ai Fori e che era stata voluta da Caligola, capricciosamente, con tanto di piscina, poi devastata dagli incendi. Le costruzioni sono ancora visibili nella loro imponente altezza.

Arte sacra - Tito Amodei

Parla il padre passionista e artista: «La Chiesa si è fatta complice di un artigianato industriale che deprime i più alti misteri della fede al kitsch più deprimente Così manca l’anima».

Gli «sposalizi» di Perugino e Raffaello a confronto nella Pinacoteca di Brera - Ma che belle nozze rinascimentali!

All’inizio ci fu l’anello. L’anello nuziale della Madonna, niente poco di meno, figurarsi che reliquia pregiata e potente. Il suo arrivo a Perugia nel 1473 fu ritenuto un segno del cielo e si chiuse un occhio sulla stortura che ve lo aveva portato, rubato dal frate Vinterio di Magonza ai confratelli di Chiusi come ripicca per un’accusa ingiusta. Il Comune lo prese in consegna e il 15 agosto, gran festa della Vergine, si fece la prima ostensione al popolo, Sisto IV benedicente.

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